«Climaticamente neutrale» e simili: verificate i vostri Green Claims
La revisione della Legge federale contro la concorrenza sleale (LCSl) richiede, dal 1° gennaio 2025, che le dichiarazioni climatiche siano supportate da basi oggettive e verificabili. Chi non è in grado di fornire tali prove agisce in modo sleale. L’onere della prova ricade ora sull’azienda.
In marzo 2026 l’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) ha pubblicato un aiuto all’esecuzione per la valutazione delle dichiarazioni climatiche ai sensi della LCSl. Questo documento precisa ulteriormente le regole. Di conseguenza, il termine «climaticamente neutrale» è considerato, in linea di principio, non ammissibile. Anche affermazioni generiche come «sostenibile» o «rispettoso dell’ambiente» sono ammesse soltanto se l’azienda dimostra di ridurre in modo significativo le proprie emissioni. La semplice compensazione all’estero non è più sufficiente.
Questo riguarda direttamente anche il nostro settore. Attualmente la Fondazione per la protezione dei consumatori sta intervenendo attivamente presso aziende che continuano a promuoversi con il termine «climaticamente neutrale», comprese alcune imprese del settore grafico. Affermazioni come «stampato climaticamente neutrale» oppure «stampato compensato in termini di CO₂» sono quindi oggetto di verifica. Ad avere il diritto di agire non sono soltanto i concorrenti, ma anche le organizzazioni dei consumatori e la Confederazione.
La nostra raccomandazione è chiara: verificate la vostra comunicazione su veicoli aziendali, stampati, offerte commerciali, sito internet e canali online. Eliminate o sostituite le dichiarazioni climatiche che non possono essere dimostrate. Parlate invece in modo concreto di ciò che fate realmente, ad esempio dell’utilizzo di energia rinnovabile, di carta certificata FSC, di trasporti brevi o di riduzioni misurabili delle emissioni.
Un esempio pratico è rappresentato da myclimate. La fondazione ha abbandonato il claim generico «stampato climaticamente neutrale» e utilizza oggi l’Impact Label, che indica in modo trasparente e verificabile le emissioni calcolate e il contributo alla protezione del clima. Non si tratta più di dichiarare una presunta neutralità climatica, ma di misurare, documentare e dimostrare. È proprio in questa direzione che il settore deve evolvere.
La stampa dispone di numerosi argomenti a proprio favore, ma questi devono essere supportati da prove e non da slogan. Chi utilizza dichiarazioni climatiche dovrebbe basarle su un bilancio delle emissioni di gas serra secondo uno standard riconosciuto, ad esempio un Product Carbon Footprint, e concentrarsi innanzitutto sulla riduzione delle emissioni prima di ricorrere a misure di compensazione. L’aiuto all’esecuzione dell’UFAM descrive nel dettaglio quali affermazioni sono considerate ammissibili.
Le aziende che producono per clienti nell’Unione Europea devono inoltre tenere conto della direttiva EmpCo. Essa entrerà in applicazione il 27 settembre 2026 e segue la stessa logica. Le dichiarazioni climatiche riferite a prodotti e basate su compensazioni esterne alla catena del valore non saranno più consentite. Non esiste un’esenzione generale per le piccole imprese. Le aziende svizzere sono interessate non appena commercializzano prodotti o servizi a consumatori nell’UE, anche tramite importatori o partner commerciali.
dpsuisse vi accompagna in questo percorso. Grazie alla nostra guida pratica e agli strumenti di supporto sviluppati per il settore, vi mostriamo concretamente come formulare e documentare correttamente le dichiarazioni climatiche. Per qualsiasi domanda relativa alla comunicazione ambientale e climatica, non esitate a contattarci.
Per gli Affiliati sono scaricabili i documenti gratuitamente .